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Donec rutrum congue leo eget malesuada. Mauris blandit ultimi aggiornamenti sulla situazione in Palestina

Eliana Riva, 24 ore di terrore: i coloni ammazzano quattro palestinesi, Il Manifesto, 10 marzo 2026

PALESTINA RIMOSSA Comunità disarmate e sole: dall’inizio dell’attacco all’Iran, i settler hanno ucciso otto persone. E Ben Gvir distribuisce altre armi. Nella Striscia bombe sulle tende a Nuseirat: tra le vittime una bambina e una giornalista

Nel giro di 24 ore gli attacchi terroristici dei coloni hanno ucciso quattro palestinesi nella Cisgiordania occupata. Sabato, a Masafer Yatta, Amir Shanaran, 27 anni, e suo fratello Khaled sono stati attaccati da coloni penetrati nel villaggio. Amir è morto sul colpo, mentre suo fratello è stato trasportato in ospedale in gravi condizioni.

Nelle prime ore di domenica, intorno alle 2 del mattino, gli israeliani sono arrivati con il volto coperto anche ad Abu Falah, nei pressi di Ramallah, armati di mazze e pistole. Quando i residenti hanno provato ad allontanarli, i coloni hanno cominciato a sparare. Almeno sette persone sono rimaste ferite.

COLPITI ALLA TESTA, Thaer Farouq Hamayel, 24 anni, e Farea Jawdat Hamayel, 57 anni, sono morti all’istante. I militari israeliani, giunti quaranta minuti dopo l’inizio del raid, non hanno provato a fermare né a identificare gli aggressori; al contrario hanno sparato lacrimogeni sui palestinesi, compresi i feriti. Il 54enne Mohammed Hassan Murra è deceduto in ospedale dopo aver respirato i gas dei soldati.

Nel giro di otto giorni, da quando Israele e Stati uniti hanno lanciato il loro attacco all’Iran, i coloni illegali hanno ucciso otto persone nella Cisgiordania occupata.

Le dichiarazioni che rilascia l’esercito in seguito alle stragi si somigliano tutte: «Stiamo lavorando per raggiungere rapidamente i responsabili e consegnarli alla giustizia», ha commentato il capo del comando centrale. Ma per i palestinesi la giustizia israeliana semplicemente non esiste. Nella maggior parte dei casi i coloni non vengono neanche interrogati, i militari non effettuano fermi né arresti: sono solo i palestinesi a essere minacciati e portati via in manette.

Nelle poche occasioni in cui gli israeliani vengono trattenuti, sono poi puntualmente rilasciati in tempi brevi e ritornano, impuniti, alle azioni di rappresaglia. Spesso chi ha ucciso si ripresenta sul luogo del delitto, con passeggiate provocatorie davanti alle abitazioni dei familiari delle vittime. I numeri dei raid erano già senza precedenti ma, da quando l’attenzione mondiale si è spostata sull’Iran, gli attacchi dei coloni sono aumentati di circa il 25%, secondo l’organizzazione Al-Bidar.

GLI SFOLLAMENTI forzati, obiettivo ultimo dei raid, avvengono quotidianamente: centinaia di famiglie palestinesi sono abbandonate a se stesse, lasciate senza alcuna protezione ad affrontare, disarmate, coloni ed esercito. Non solo uccisioni e violenze, ma anche la distruzione delle case, l’appropriazione di qualsiasi tipo di risorsa naturale necessaria alla sopravvivenza, i furti di animali, la distruzione delle piante.

A est di Tubas, coloni hanno attaccato i residenti del villaggio di Tayasir e nelle sorgenti termali di al-Maleh, dove hanno rubato bestiame, danneggiato abitazioni e devastato una scuola. A Khirbet Samra le tende sono state razziate durante la notte, terrorizzando donne e bambini e causando lo sfollamento forzato di circa 15 famiglie.

Come già accadde poco prima della Nakba del 1948, ai palestinesi viene imposto il disarmo mentre pistole e fucili sono distribuiti liberamente ai coloni e ai cittadini ebrei di Israele. Ieri il ministro della Sicurezza nazionale, il suprematista Itamar Ben Gvir, ha dichiarato che i cittadini di Gerusalemme ovest potranno richiedere il porto d’armi anche se non rispettano i requisiti previsti dalla legge.

L’unico elemento utile per la concessione della licenza sarà la residenza in uno dei 41 quartieri ebraici della città. Sono inclusi coloro che non hanno svolto il servizio militare, compresi gli ultra-ortodossi, esentati dalla leva obbligatoria. Ben Gvir lo ha definito un «diritto fondamentale», da esercitare soprattutto durante la guerra e il Ramadan. Un periodo nel quale ai palestinesi sono disconosciuti i diritti basilari, come quello alla libertà di culto: il governo israeliano continua a tenere chiusa la moschea di al-Aqsa, terzo luogo sacro per l’Islam.

INTANTO, LA STRISCIA di Gaza è nuovamente sprofondata in quel baratro dal quale sperava di riemergere durante il cessate il fuoco. La chiusura dei valichi decisa da Israele dopo l’attacco all’Iran ha provocato un immediato ritorno dell’incubo carestia. I prezzi dei beni di prima necessità sono esplosi.

Mentre Rafah resta chiusa, il passaggio di Karem Abu Salem permette solo ingressi limitatissimi. Nella notte tra domenica e lunedì le bombe israeliane sono state sganciate sulle tende del campo profughi di Nuseirat, causando la morte della giornalista di Qatar Radio, Amal Shamali. Insieme a lei sono stati uccisi Nour Saleh al-Shalalfa e Salsabeel Anwar Faraj, di appena 12 anni, colpita mentre dormiva. Una bambina di quattro anni, Julia al-Qedra, è stata uccisa insieme a suo padre in un bombardamento a Khan Younis.

Netanyahu: Tra speculazioni di morte e smentite ufficiali. 

​Il "Mistero Netanyahu" visto da Teheran e dal Libano
​Mentre i media occidentali si affrettano a smentire, la stampa mediorientale dipinge uno scenario di forte incertezza e sospetto, suggerendo che il silenzio di Israele sia una strategia per evitare il collasso del morale interno.
​1. Le tesi di IRNA e Press TV (Iran)
​Secondo l'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA, Netanyahu sarebbe stato l'obiettivo primario di un attacco mirato durante la recente escalation. Le fonti iraniane sottolineano come le apparizioni video del Premier siano "pre-registrate o manipolate digitalmente" per nascondere la realtà.
​L'argomentazione: Teheran sostiene che l'assenza di Netanyahu da eventi pubblici dal vivo (non mediati da uno schermo) sia la prova di un'incapacità fisica o di un decesso (Fonte: Press TV, Tehran Times).
​2. Al Mayadeen e Al-Manar (Libano)
​Le testate vicine a Hezbollah, come Al Mayadeen, riportano che fonti di intelligence regionali avrebbero intercettato comunicazioni frenetiche tra il Ministero della Difesa israeliano e lo Sheba Medical Center nelle ore successive agli attacchi missilistici del 12 marzo.
​Il sospetto: Secondo queste fonti, Israele starebbe preparando una "transizione morbida" del potere, mantenendo l'immagine di Netanyahu attiva tramite l'IA finché il successore non sarà pronto a prendere il comando (Fonte: Al-Manar News).
​3. Al Jazeera (Qatar) e la "sparizione" tattica
​L'emittente del Qatar mantiene un approccio più cauto ma evidenzia un dato oggettivo: la drastica riduzione della visibilità fisica del Premier. Al Jazeera ha riportato le analisi di esperti militari arabi secondo cui Netanyahu si troverebbe in un bunker sotterraneo ad altissima sicurezza, il che spiegherebbe l'illuminazione artificiale e lo sfondo fisso dei suoi ultimi messaggi video, alimentando i dubbi sulla sua effettiva integrità fisica (Fonte: Al Jazeera English).

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